C’è stato un momento in cui la vita mi ha fermata. Senza chiedere il permesso. Senza avvertire. Semplicemente imponendosi, con la forza silenziosa di una diagnosi che ha cambiato le coordinate di tutto. Un tumore. Il “prima” e il “dopo” della mia vita.
Non te ne parlo per commuoverti. Te lo dico perché è da lì che tutto è iniziato. È stato in quel momento che ho smesso di vivere per inerzia e ho iniziato a chiedermi chi fossi davvero e cosa volessi fare del tempo che avevo a disposizione.
Spesso non ci rendiamo conto di quanto le esperienze che viviamo e le storie che ascoltiamo possano influenzare le nostre scelte più importanti. Per me è stato proprio così ed è così che è iniziato anche il mio percorso nel mondo del Coaching.
In quel periodo ho scoperto Tony Robbins e il primo corso con lui ha segnato l’inizio di un percorso che, tra formazione continua, certificazioni internazionali e migliaia di ore di esperienza diretta con le persone, mi ha portata a diventare Coach.
C’è, però, qualcosa che ha plasmato questa mia scelta ancora prima di qualsiasi certificazione. Una storia impossibile da dimenticare.

Ciao, sono Laura Sforza, Life Strategist, Coach, Trainer e Podcaster. In questo articolo, ti racconto la storia che mi ha portato a diventare quella che sono oggi e ti spiego perché affidarsi a un Coach può fare la differenza.
La storia che ha cambiato la mia vita

Sin dall’infanzia, le storie giocano un ruolo fondamentale nel modellare la nostra visione del mondo. Ce n’è una, in particolare, che ha segnato profondamente il mio modo di guardare la vita.
Mi è stata raccontata da Tad, uno dei miei grandi mentori:
C’era una volta un vecchio che ogni mattina andava al mare per scrivere. Prima di iniziare, aveva l’abitudine di camminare lungo la spiaggia. Un giorno, dopo una grande tempesta, si trovò davanti a una distesa di stelle marine sparse a perdita d’occhio lungo tutta la riva. In lontananza notò un ragazzino che camminava lentamente e, a tratti, si fermava, si chinava, raccoglieva qualcosa e lo lanciava in mare.
Avvicinandosi, il vecchio gli chiese: “Buongiorno, posso chiederti cosa stai facendo?”
Il ragazzo alzò lo sguardo e rispose: “Sto lanciando stelle marine nell’oceano. La marea le ha trascinate sulla spiaggia e non possono tornare nel mare da sole. Quando il sole sarà alto, moriranno, a meno che non vengano rimesse in acqua.”
Il vecchio scosse la testa e disse: “Ma ce ne sono migliaia lungo tutta la spiaggia. Non puoi davvero fare la differenza.”
Il ragazzo si chinò, raccolse un’altra stella marina e la lanciò il più lontano possibile nell’acqua. Poi si voltò, sorrise e disse:
“Per questa, ho fatto la differenza.”
Sono rimasta colpita sin da subito da questa storia, anche se in realtà il vero senso l’ho scoperto solo dopo.
Perché in realtà la felicità e soddisfazione non deriva sempre dall’aggiungere qualcosa.
Non sempre cambiamo perché impariamo qualcosa di nuovo.
Spesso cambiamo perché qualcuno dà forma a qualcosa che sentivamo già dentro di noi.
Il valore di certe esperienze non è aggiungere informazioni.
È far emergere verità interiori che erano senza linguaggio.
Col tempo ho ritrovato questa stessa consapevolezza anche nel mio modo di fare Coaching e di lavorare con le persone.
Cosa mi ha insegnato questa storia come Coach

Ho ascoltato questa storia solo qualche anno fa, da adulta. Dal primo momento, mi è rimasta dentro e ha influenzato profondamente il mio modo di vedere le cose.
Mi ha affascinata e ispirata, diventando nel tempo una direzione concreta che mi ha guidata anche nella scelta di diventare Coach.
Nella storia della stella marina, un vecchio e un ragazzino condividono un momento semplice eppure fondamentale: anche un piccolo gesto può fare una grande differenza. Il ragazzo, davanti a una spiaggia piena di stelle marine trascinate dalla marea, non si lascia sopraffare dall’immensità del problema, ma sceglie di agire. Ne raccoglie una alla volta, con la consapevolezza che il suo gesto farà la differenza per quella singola stella marina.
Questa storia mi ha insegnato l’importanza dell’individualità, dell’impegno personale e dell’impatto che possiamo avere sulle vite degli altri. È stata una lezione decisiva nel mio percorso verso il Coaching.
In qualità di Coach, come il ragazzino nella storia, mi trovo ad affrontare le sfide delle persone che mi cercano per essere sostenute e guidate. Sono situazioni che a volte possono sembrare schiaccianti, proprio come le migliaia di stelle marine su quella spiaggia.
Nel tempo ho capito che è lì che si fa la differenza: restando su ciò che c’è, senza cercare di fare tutto insieme, ma lavorando con attenzione su una cosa alla volta, affrontando ogni sfida per quello che è.
Ho imparato anche un’altra cosa, altrettanto importante: forse non puoi aiutare tutti, ma puoi esserci davvero per qualcuno.
Perché affidarsi a un Coach: cosa significa davvero fare Coaching

Quando qualcuno arriva da me, spesso porta con sé una spiaggia intera. Un divorzio e un cambio lavoro nello stesso mese. Un blocco che dura da anni e non riesce a nominare. La sensazione di sapere dove vorrebbe andare, ma di avere i piedi incollati al pavimento, come mi ha raccontato una cliente, un’attrice, la cui testimonianza oggi è tra quelle che mi stanno più a cuore.
Quello che una persona si porta dietro, a volte, può sembrare troppo grande da affrontare, sia per chi lo vive sia per chi le sta accanto.
La lezione più importante che il Coaching mi ha insegnato è che se vuoi puoi, se fai. È proprio per questo che affidarsi a un Coach può fare la differenza, perché hai qualcuno accanto che ti aiuta a fare ordine, a vedere le cose con più chiarezza e a capire qual è il prossimo passo da fare.
Non si tratta di avere tutte le risposte o di capire tutto subito, ma di lavorare su ciò che c’è, un pezzo alla volta, concentrandosi su ciò che è davvero importante in quel momento.
Un Coach non dà soluzioni preconfezionate, ma accompagna la persona a trovare le proprie, trasformando la confusione in direzione e le intenzioni in azione.
Come funziona il Coaching nella pratica

C’è chi pensa che fare Coaching significa lavorare sulla motivazione o farsi delle bella chiacchierate.
Non è proprio così.
Il Coaching è un percorso che si fa insieme, uno step alla volta.
Io lavoro con strumenti precisi, come la PNL, la Triade di Robbins, le Dinamiche a Spirale, gli Human Needs, e con attenzione e presenza, per capire come funzioni tu, nello specifico
Partendo da qui, piano piano, costruiamo insieme qualcosa che possa reggere nel tempo, perché devi essere consapevole che un Coach non ti dà soluzioni immediate, ma ti fornisce gli strumenti per affrontare quello che ti succede, non solo durante le sessioni e nel periodo che lavorate insieme, ma anche e soprattutto nel tempo e in autonomia.
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Perché ho scelto di diventare una Coach
La mia scelta di diventare Coach nasce dalla convinzione che ogni individuo conti e che, anche quando le sfide sembrano troppo grandi o addirittura insormontabili, con il nostro supporto, sia possibile fare la differenza nella vita degli altri.
Allo stesso modo, il ragazzino della storia sapeva che non poteva ributtare in acqua tutte le stelle marine, ma ha scelto di fare del suo meglio per salvare quelle che poteva. Questo è lo spirito che cerco di portare nel mio lavoro di Coach.
Il Coaching mi permette di fare la differenza nella vita di qualcuno, che si tratti di aiutare una persona a superare un ostacolo personale, a raggiungere un obiettivo professionale o a scoprire una nuova prospettiva.
È il mio modo di trasmettere amore, passione, gentilezza e comprensione. Ogni volta che accompagno qualcuno in questo percorso so di aver fatto qualcosa di importante per quella persona.
Diventare Coach non è stata una decisione presa alla leggera. La mia scelta è stata guidata da valori precisi: determinazione, preparazione, competenza e professionalità, ma anche gentilezza, amore e compassione.
Sono convinta che il mio lavoro mi permetta di contribuire a rendere il mondo migliore di come l’ho trovato, un’azione, una persona, una “stella marina” alla volta.
Affidarsi a un Coach: perché la fiducia è fondamentale

Affidarsi a un Coach è un atto di fiducia. Lo so bene.
Significa mostrare le parti di te che non funzionano come vorresti. Significa permettere a qualcuno di farti domande scomode. Significa restare nel processo anche quando vorresti smettere.
Per questo credo che chi sceglie un Coach debba potersi chiedere: questa persona ha davvero vissuto qualcosa? Ha un motivo vero per fare questo lavoro?
La mia risposta è quella storia.
È il tumore che mi ha insegnato che il tempo non è infinito.
È Tad che racconta di un ragazzino e di una stella marina.
Sono Claudio, Tony, Richard, i maestri con cui ho studiato per anni e con cui continuo a lavorare come trainer internazionale.
Sono le ore di formazione, di supervisione e soprattutto le persone che ho accompagnato.
Non ti sto chiedendo di affidarti a me perché ho un elenco di certificazioni.
Ti sto chiedendo di valutare se la direzione in cui posso accompagnarti è quella giusta per te. L’unico modo per scoprirlo è iniziare.
Il prossimo passo è uno solo
Se sei arrivatə fin qui, probabilmente stai già cercando una direzione, un cambiamento o un modo per uscire da uno stallo.
È spesso proprio in questo momento che si inizia a pensare di affidarsi a un Coach, non perché tutto è chiaro, ma perché senti che è il momento di guardare le cose in modo diverso.
Non serve avere tutte le risposte per iniziare, ma concedersi uno spazio per fare chiarezza.
Prenota la tua sessione con me. Partiamo da quello che stai vivendo e vediamo insieme qual è il primo passo da compiere.
Laura
Domande frequenti sul perchè affidarsi a un Coach
Perché affidarsi a un Coach?
Affidarsi a un Coach può essere utile quando si sente il bisogno di fare chiarezza, affrontare uno stallo o capire quale sia il prossimo passo da compiere. Il Coach aiuta a fare ordine, a guardare le situazioni da una prospettiva diversa e a trasformare le intenzioni in azione, senza fornire soluzioni preconfezionate.
Cosa fa concretamente un Coach?
Un Coach accompagna la persona nel lavoro su ciò che sta vivendo, aiutandola a comprendere meglio la propria situazione, individuare ciò che è davvero importante e trovare le proprie soluzioni. Il percorso non consiste nel ricevere risposte già pronte, ma nel costruire strumenti che possano essere utilizzati anche in autonomia, oltre le singole sessioni.
Come funziona un percorso di Coaching?
Il Coaching è un percorso che si costruisce insieme, un passo alla volta. Si parte dalla situazione e dagli obiettivi della persona e si lavora con strumenti specifici, attenzione e presenza. L’obiettivo è fare chiarezza, affrontare ciò che sta bloccando il cambiamento e costruire qualcosa che possa reggere nel tempo.
Il Coach dà consigli e soluzioni ai problemi?
No. Un Coach non dà soluzioni preconfezionate e non decide al posto della persona cosa dovrebbe fare. Il suo ruolo è accompagnarla a trovare le proprie risposte, aiutandola a fare ordine, vedere le cose con maggiore chiarezza e individuare il prossimo passo da compiere.
Quando è il momento di affidarsi a un Coach?
Non è necessario avere già tutte le risposte per iniziare un percorso di Coaching. Il momento giusto può essere quello in cui si sta cercando una direzione, si vive uno stallo o si sente il bisogno di guardare ciò che si sta vivendo in modo diverso. Il primo passo può essere proprio concedersi uno spazio per fare chiarezza e capire da dove cominciare.


