Hai paura delle tue emozioni? Ecco perché succede

Leggi l’articolo. Se senti che è il momento di fare un passo in più, puoi prenotare una call conoscitiva con me.

Grafica hai paura delle emozioni

Tabella dei Contenuti

Hai mai notato che quando ti senti giù di morale il tuo corpo cambia automaticamente?

Le spalle tendono a chiudersi, lo sguardo si abbassa, il respiro diventa più corto e perfino il modo in cui cammini racconta lo stato emotivo che stai vivendo. È quasi come se il corpo stesse confermando continuamente al cervello ciò che stai provando

Nella PNL c’è un principio semplice: dietro ogni comportamento c’è un’intenzione positiva, un’informazione che il tuo sistema sta cercando di comunicarti.

Puoi immaginare l’emozione come un messaggero che bussa alla porta quando ha qualcosa di importante da dirti. Se non apri, il messaggero non se ne va. Continua a bussare, magari scegliendo un momento meno opportuno, finché non ti fermi ad ascoltare il suo messaggio.

Laura a tavola sorride

Ciao, sono Laura Sforza, Life Strategist, Coach, Trainer e Podcaster. In questo articolo, ti aiuto a capire da dove nasce la paura delle tue emozioni e come iniziare ad ascoltare ciò che provi invece di evitarlo.

Come si manifesta la paura delle emozioni

Raramente la paura delle emozioni si presenta in modo evidente. Più spesso si nasconde dietro abitudini quotidiane che sembrano semplicemente parte del proprio modo di essere, come rimandare una conversazione difficile finché non diventa urgente o rispondere “sto bene” quando qualcuno chiede come va, anche quando non è così.

Alcuni di noi riempiono ogni silenzio con qualcosa da fare, perché fermarsi significherebbe lasciare spazio a pensieri e sensazioni che preferirebbero non ascoltare.

Chi ha paura delle proprie emozioni spesso fa fatica a piangere davanti agli altri o si sente in colpa quando prova rabbia, come se alcune emozioni fossero più accettabili di altre. Può notare il corpo irrigidirsi e il respiro accorciarsi, interpretando questi segnali come un pericolo da disinnescare, più che come un’informazione da ascoltare.

Altri segnali con cui si manifesta la paura delle emozioni possono riguardare il corpo: mal di testa ricorrenti senza una causa apparente, tensione cronica alle spalle o alla mascella, un nodo allo stomaco che compare proprio quando ci sarebbe qualcosa di difficile da dire.

Il corpo può farsi sentire quando tratteniamo troppo a lungo ciò che proviamo.

La cosa interessante è che questo meccanismo funziona anche al contrario.

Anthony Robbins lo riassume in una frase che cito spesso durante i miei corsi: emotions are created by motions. Le emozioni sono create dal movimento.

Questa frase ci ricorda un principio fondamentale della Programmazione Neuro-Linguistica: il nostro stato emotivo non dipende soltanto da ciò che ci accade o dai pensieri che facciamo, ma anche da come utilizziamo il nostro corpo.

Per questo, quando ti senti intrappolatə in uno stato emotivo depotenziante, una delle prime cose che ti suggerisco non è sederti ad analizzare ogni pensiero, ma fare qualcosa di molto più semplice: alzarti, fare una passeggiata, respirare profondamente, cambiare postura. Spesso bastano pochi minuti perché anche il tuo stato interiore inizi a cambiare.

Questo non significa ignorare o reprimere le emozioni. Al contrario. Significa imparare a riconoscerle, comprenderle e utilizzare tutte le leve che abbiamo a disposizione per non esserne in balia. Perché il benessere emotivo non consiste nel non provare mai paura, rabbia o tristezza, ma nella capacità di attraversare ogni emozione senza lasciare che sia lei a decidere per noi.

Ed è proprio da qui che vorrei partire: che rapporto hai oggi con le tue emozioni?

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Evitare la paura la sposta soltanto altrove

Laura in piedi

Chi ha paura delle proprie emozioni cerca spesso di controllare quello che prova. Sul momento può sentirsi meglio, ma, nel tempo, questa strategia può rendere più difficile affrontare ciò che sente.

La rabbia trattenuta può infatti tornare in un secondo momento, magari in un contesto che non c’entra nulla. La tristezza rimandata a sua volta può ripresentarsi quando diventa ancora più difficile affrontarla. Ciò che viene messo da parte può tornare a farsi sentire proprio quando meno ce lo si aspetta.

A volte, anche il bisogno di essere sempre produttivi nasce dalla difficoltà a fermarsi. 

Essere costantemente impegnatə e passare continuamente da un’attività all’altra può diventare un modo per non fermarsi abbastanza a lungo da capire che cosa c’è sotto. Anche il bisogno di misurare il proprio valore attraverso quello che si riesce a portare a termine durante la giornata è una strategia per evitare di ascoltarsi.

Quando si parla di benessere emotivo, molte persone immaginano una vita senza ansia, senza rabbia e senza tristezza. In realtà non è questo il punto.

Il benessere emotivo non significa provare soltanto emozioni piacevoli, ma sviluppare la capacità di riconoscere ciò che stai provando, comprenderne il significato e scegliere come rispondere, invece di reagire in modo automatico.

È proprio questa una delle competenze che considero più importanti nel lavoro di Coaching: imparare a osservare le proprie emozioni senza esserne travolti e utilizzare ciò che ci stanno comunicando per prendere decisioni più consapevoli.

Quando il tuo benessere emotivo è solido, inizi a notarlo in tanti aspetti della vita quotidiana.

Ad esempio, riesci a riconoscere più facilmente quello che stai provando invece di accorgertene solo quando ormai sei esplosə. Lo stress continua a far parte della tua vita, ma non guida ogni tua scelta. Le relazioni diventano più autentiche perché riesci a esprimere bisogni, limiti ed emozioni con maggiore chiarezza. E, soprattutto, inizi a percepire un senso di equilibrio che non dipende dal fatto che tutto vada sempre bene.

Da dove nasce questo pattern

Questo pattern nasce spesso da esperienze del passato, più che da un tratto del carattere. Chi da bambinə piange e viene deriso o zittito può imparare che la tristezza va nascosta. Chi esprime la propria rabbia e si trova davanti a una reazione eccessiva può imparare che la rabbia è pericolosa, per sé o per chi ha intorno.

Con il tempo, quella che inizialmente era una risposta a una situazione specifica può trasformarsi in un riflesso, che si ripresenta ogni volta che si presenta un’emozione simile, anche in contesti completamente diversi e sicuri.

Anche i messaggi culturali possono avere un ruolo importante. Frasi ascoltate per anni come “i grandi non piangono” o “non è il momento di arrabbiarsi” insegnano quali emozioni sono considerate accettabili in pubblico e quali, invece, è meglio tenere per sé. La distinzione tra emozioni accettabili ed emozioni da nascondere può diventare così automatica da influenzare il modo in cui reagisci anche quando sei solə.

Riconoscere l’origine di questo modo di reagire ti aiuta a capire che non fa parte del tuo carattere. È qualcosa che hai imparato e che, proprio per questo, può essere modificato.

Le tue emozioni ti stanno parlando. La domanda è: stai ascoltando il messaggio giusto?

Laura con una donna

Ci sono persone che hanno paura della rabbia, altre temono la tristezza. Spesso, però, non è l’emozione in sé a fare paura, ma il significato che le viene attribuito.

Puoi pensare che sentirti triste significhi essere fragile, che provare paura voglia dire non essere abbastanza o che arrabbiarti significhi perdere il controllo.

Il problema, quindi, non è sempre ciò che senti, ma il significato che hai imparato ad attribuire a quello che senti.

Non reagiamo alle emozioni. Reagiamo al significato che diamo loro.

Nella Programmazione Neuro-Linguistica c’è un presupposto che trovo particolarmente utile: non è l’evento in sé a determinare la nostra esperienza, ma il significato che gli attribuiamo.

Lo stesso vale per le emozioni. La paura può diventare un limite, oppure un segnale che stai uscendo dalla tua zona di comfort. La rabbia può trasformarsi in aggressività, oppure indicarti che è stato superato un valore importante per te. La tristezza può bloccarti, oppure aiutarti a lasciare andare qualcosa che non ti appartiene più.

L’emozione è la stessa, ma cambia il modo in cui la interpreti.

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Come si riflette nelle relazioni

La paura delle emozioni non resta confinata al momento in cui un’emozione si presenta, ma può influenzare anche il modo in cui costruisci e vivi le relazioni.

Chi fatica a sentire la propria rabbia può avere difficoltà a dire di no o a esprimere un bisogno prima che diventi troppo pesante da gestire. Può preferire accontentare l’altra persona, rimandare il conflitto o lasciare correre, pensando che evitare la tensione serva a proteggere il rapporto.

Succede il contrario. Quello che non viene detto si accumula e, a un certo punto, si manifesta comunque, spesso in una forma sproporzionata rispetto all’episodio che lo ha innescato: una discussione enorme per un dettaglio minimo, un allontanamento improvviso che chi hai accanto non riesce a spiegarsi.

Quella distanza può essere letta come disinteresse, quando invece può essere la conseguenza di tutto ciò che è stato trattenuto per evitare il conflitto.

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Come si riflette nel lavoro

Sul lavoro questo pattern può emergere soprattutto quando ti trovi a gestire un feedback o un disaccordo con un collega.

Chi ha paura delle proprie emozioni tende a incassare senza reagire nell’immediato, per poi accorgersi giorni dopo di portarsi dietro qualcosa che non ha ancora elaborato. In altri casi, evita del tutto il confronto, rimandando una conversazione necessaria finché la situazione non peggiora da sola.

Anche le decisioni professionali possono risentire di questo pattern. La paura di provare delusione o rabbia se le cose non vanno come previsto può spingerti a scegliere l’opzione più sicura, anche quando non è quella più in linea con ciò che vuoi davvero costruire.

Ecco perché due persone reagiscono in modo completamente diverso

Laura scatta una foto

Hai mai notato che, davanti alla stessa situazione, qualcuno si blocca e qualcun altro trova la forza per andare avanti? La differenza non sta necessariamente nelle emozioni che prova, ma nel significato che attribuisce a ciò che sente. 

È proprio questo significato a influenzare le decisioni, le relazioni e i risultati che otteniamo.

Per questo, quando lavoro con le persone, raramente parto dalla domanda: “Come posso eliminare questa emozione?”

Preferisco chiedere: “Che cosa significa per te provare questa emozione?”

Molto spesso è proprio da questa domanda che inizia il cambiamento.

Le emozioni disfunzionali si attraversano

Capire il significato che attribuiamo a ciò che proviamo è un primo passo. Il passo successivo è imparare a gestire il nostro stato emotivo.

Nel mio lavoro con le persone e nel modo in cui applico la Triade di Robbins, parto proprio da questa idea: lo stato emotivo è qualcosa che puoi imparare a orientare attraverso la fisiologia, il linguaggio e le credenze che scegli di attivare in un dato momento.

Ne ho scritto in modo più esteso nell’articolo Impara a gestire i tuoi stati d’animo con la Triade di Robbins.

Prima di arrivare a questo lavoro, però, c’è un passaggio che spesso saltiamo: capire con onestà qual è oggi il nostro rapporto con le emozioni.

Come reagisci davvero quando un’emozione si presenta, soprattutto quando nessuno ti osserva?

Scopri il tuo rapporto con le emozioni

Ho creato un breve quiz che ti aiuterà a osservare il modo in cui vivi le tue emozioni.

Attraverso alcune domande, puoi scoprire come reagisci di solito quando emerge un’emozione forte. Alla fine del quiz trovi un profilo che descrive il tuo rapporto attuale con le emozioni e qualche indicazione su dove iniziare a lavorare.

È un modo per vedere più chiaramente un pattern che si ripete da anni senza che tu lo abbia mai messo a fuoco.

Fai il quiz emozioni e scopri il tuo profilo

Perché vale la pena allenare il tuo benessere emotivo?

Allenare il proprio benessere emotivo non significa diventare persone diverse. Significa avere più risorse quando la vita ci mette alla prova.

Quando impari a gestire meglio i tuoi stati emotivi, diventa più semplice affrontare gli imprevisti senza sentirti sopraffattə, recuperare più rapidamente dopo un momento difficile e adattarti ai cambiamenti con maggiore resilienza.

Anche il corpo ne beneficia. Dormire meglio, ridurre la tensione accumulata durante la giornata e vivere con un livello di stress più sostenibile sono conseguenze che molte persone sperimentano quando smettono di combattere continuamente contro ciò che provano.

E c’è un altro aspetto che spesso viene sottovalutato: uno stato emotivo più funzionale migliora anche la qualità delle decisioni che prendiamo. Quando non siamo bloccati dalla paura, dalla rabbia o dalla frustrazione, abbiamo più lucidità, più energia e, di conseguenza, anche una maggiore produttività.

Se senti che la paura delle emozioni sta influenzando il tuo modo di vivere, le tue relazioni o le tue scelte, è possibile imparare a gestire in modo diverso quello che provi.

Attraverso un percorso di life coaching a Milano oppure online, ti aiuterò a sviluppare maggiore consapevolezza, affrontare le tue emozioni in modo diverso e creare un cambiamento concreto e duraturo nella tua vita.

A presto,

Laura 💛

Domande frequenti sulla paura delle emozioni

Cos’è la paura delle emozioni? 

È la tendenza a percepire un’emozione, soprattutto se intensa, come pericolosa o ingestibile, al punto da evitarla invece di attraversarla. Nella PNL viene considerata uno stato appreso, non un tratto della personalità: può nascere da un’esperienza in cui provare o mostrare quell’emozione ha avuto un costo. Con il tempo, il modo di reagire a quell’emozione può diventare automatico.

Perché ho paura di provare certe emozioni? 

Perché in passato quella stessa emozione può essere stata associata a un giudizio, a un rifiuto o a una reazione sproporzionata da parte di qualcuno che contava. Il corpo impara ad anticipare quel costo e può portarti ad allontanare l’emozione prima ancora di sentirla fino in fondo, come forma di protezione più che di debolezza.

Qual è la differenza tra sentire un’emozione ed esserne sopraffattə? 

Nella PNL si parla di stato associato e stato dissociato. Da associatə vivi l’emozione da dentro, con tutta la sua intensità; da dissociatə la osservi da fuori, come uno spettatore. Nessuno dei due è sbagliato: la capacità che conta è saper accedere a entrambi e scegliere quale usare in un dato momento.

La paura delle emozioni è la stessa cosa dell’ansia? 

No, sono due esperienze diverse. L’ansia è un’emozione, mentre la paura delle emozioni riguarda il modo in cui reagisci alle emozioni intense, siano esse positive o dolorose. Chi ha questo pattern può provare ansia proprio quando sente arrivare un’altra emozione forte, qualunque essa sia.

Come si supera la paura delle emozioni? 

Non esiste una tecnica valida per tuttə allo stesso modo. Il lavoro parte dalla Triade di Robbins, lavorando sulla fisiologia, sul linguaggio e sulle credenze, per imparare a modificare lo stato emotivo e scegliere come reagire invece di lasciarsi guidare dalla reazione automatica. Il primo passo è capire qual è il proprio pattern e come si manifesta.

Le emozioni positive possono spaventare quanto quelle dolorose? 

Sì. Quando una credenza lega lo stare bene a un costo futuro, come l’idea che il successo debba sempre essere pagato con qualcosa, anche gioia ed entusiasmo possono portarti a prendere le distanze da ciò che stai provando, proprio come può accadere con la rabbia o la tristezza. In questi casi la paura protegge dal cambiamento, più che dall’emozione in sé.

Founder La Sforza Coaching

Life Strategist | NLP Trainer | NLP Coach | NLP Coaching Trainer | Master Extraordinary Coach | Spiral Dynamics Coach® | Human Needs Coach® | EMCC EIA Senior Practitioner | Coaching Mentor | Tony Robbins Trainer | Life Coach Milano

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